GIORNATA MONDIALE DEL DIABETE: UN VIAGGIO NEL TEMPO

Oggi AGD Pavia dà inizio a un nuovo progetto divulgativo rivolto a tutti, pazienti, famiglie e chiunque abbia curiosità di conoscere di più sul mondo del Diabete Mellito: la newsletter dei Pediatri! A intervalli regolari – promettiamo ogni mese – verrà pubblicato un articolo riguardante il Diabete Mellito, la terapia, la ricerca scientifica, la gestione quotidiana e tanto altro ancora. Iniziamo ricordando un evento per tutti noi molto importante: ogni anno il 14 novembre si celebra, infatti, la Giornata Mondiale del Diabete.

Ma perché proprio oggi? La data vuole ricordare la nascita del dottor Frederick Banting che, insieme al suo allievo Charles Best, allora studente di Medicina, scoprì l’insulina, nel non troppo lontano 1921. Banting e Best avevano osservato che il secreto estratto dal pancreas di cani sani e successivamente somministrato a cani con diabete mellito abbassava drasticamente i loro livelli di glicemia. I successi ottenuti erano promettenti ma il materiale ricavabile era minimo a fronte di un dispendio economico importante. Nacque, così, l’idea di estrarre l’insulina dal pancreas bovino, ottenibile più facilmente e in quantità maggiori.

 

La produzione e la somministrazione di insulina su modelli animali ha ottenuto sin da subito risultati sorprendenti, tanto che dopo solo un anno, nel 1922, è stata eseguita la prima somministrazione sull’uomo. A godere di questo enorme privilegio è stato Leonard Thompson, quattordicenne canadese con grave chetoacidosi diabetica, salvato da un destino inevitabilmente infausto grazie a Banting e Best. Per questa straordinaria scoperta, i due medici vinsero il premio Nobel per la medicina nel 1923.

Da allora, la ricerca sul diabete mellito è progredita alla velocità della luce. Nei decenni successivi sono state messe a punto diverse varietà di insulina, sempre di origine animale, che, combinate con diverse molecole, presentava proprietà farmacocinetiche differenti.

Si deve però attendere il 1978 per arrivare all’insulina come la conosciamo oggi: sintetica, prodotta in laboratorio, priva di contaminanti potenzialmente responsabili di malattie infettive o gravi reazioni allergiche e molto più versatile dal punto di vista farmacologico

Parallelamente, anche gli strumenti per l’iniezione sottocutanea sono progressivamente migliorati: dalle siringhe in vetro riutilizzabili (con grande rischio di infezioni) siamo arrivati alle “penne” ricaricabili o pre-riempite fino a strumenti ipertecnologici come le pompe di insulina (o microinfusori). Questi ultimi, oggi, rappresentano il “gold standard” (ossia la scelta migliore) per la terapia del diabete mellito e sono diffusi su larga scala, soprattutto tra i bambini.


Il primo microinfusore risale al 1974: grande come un televisore, trasportato con uno zainetto (chissà perché non ha riscosso grande successo?!).

Le pompe moderne come le conosciamo adesso, piccole e discrete, invece, si sono affermate in modo routinario a partire dagli anni ’10… del 2000! Inizialmente si trattava di semplici erogatori di insulina: al paziente e al suo genitore spettava il compito di misurare la glicemia, decidere la dose, calcolare eventuali correzioni… faticoso, ma almeno si risparmiavano 5-6 punture al giorno! Nel 2006 abbiamo avuto il primo salto di qualità: venne approvato il primo microinfusore “semi-automatico”, in grado di comunicare direttamente con il sensore glicemico e di sospendere l’erogazione in caso di ipoglicemia. Negli anni successivi il dialogo tra sensore e microinfusore è ulteriormente migliorato, fino ad arrivare ai microinfusori attuali, in grado di modulare in tempo reale l’erogazione di insulina sulla base del valore glicemico comunicato dal sensore: si parla effettivamente di veri e propri pancreas artificiali. Al paziente resta ancora il compito di comunicare il pasto: d’altra parte non si può pretendere che una macchina sappia distinguere un’insalata da una pizza… anche se, in futuro, chi può dirlo?!

Infine, come ogni brava persona con diabete sa, l’insulina è “tutto” ma non “solo”: una buona gestione della malattia, infatti, non può prescindere dal controllo glicemico. Anche in questo campo la ricerca scientifica ha fatto passi da gigante in tempi rapidi. Senza andare tanto indietro nel tempo, basti pensare che fino alla metà del secolo scorso il livello di glucosio poteva essere valutato solo su urine o su sangue da prelievo venoso, mentre il primo glucometro per la determinazione della glicemia capillare è nato solamente intorno agli anni ’70, rendendo così possibile l’automonitoraggio anche a domicilio. I decenni successivi sono poi serviti a creare modelli sempre più accurati, sensibili e maneggevoli.

Oggi però la glicemia capillare è appannaggio di pochi ultimi “nostalgici”. Negli ultimi dieci anni, infatti, si è diffuso il monitoraggio glicemico tramite sensore, un dispositivo pratico, indossabile, capace di rilevare il livello di glucosio automaticamente ogni 5 minuti: questo rappresenta un grande vantaggio sia per il paziente, che può gestire con più serenità ogni momento della giornata senza doversi pungere ripetutamente, sia per il genitore, che può monitorare anche a distanza e in sicurezza l’andamento glicemico del figlio, sia per il medico, che può avere una rappresentazione più accurata dell’andamento glicemico giornaliero.

Insomma: ogni anno abbiamo un buon motivo per celebrare questa giornata! Per ricordarci di quanta strada è stata già fatta e di quanto la gestione del diabete mellito sia migliorata in pochi anni, per i pazienti, per i genitori e per i medici. Ricordiamo però che questa giornata deve essere anche un incentivo a continuare a fare di più: più ricerca, più integrazione, più divulgazione.

Buona Giornata Mondiale del Diabete!

E continuate a seguirci per essere aggiornati su novità e curiosità!

Dott.ssa Ilaria Gaudioso, Medico in Formazione Specialistica in Pediatria

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