Sabato 1 marzo 2025, il teatro Mastroianni di San Martino Siccomario ha ospitato una serata di musica e condivisione. In cui, grazie anche alle testimoniante di alcuni ragazzi e bambini la popolazione presente è stata testimone di messaggi positivi su come si può vivere con il Diabete.
La musica è stata possibile grazie al gruppo “Triò“. Che con i brani scelti ci ha fatto fare un viaggio.

Il primo che si è voluto mostrare, raccontando anche la sua storia è stato il piccolo ma super bambino Francesco. Che ormai da tempo gioca anche a calcio; difatti nel corso della serata la mamma di quest’ultimo, riporta le parole dei due allenatori del bambino. Che sono fieri di poterlo allenare come portiere.
Francesco:
“Crescere con il Diabete di Tipo 1 non è la miglior cosa che mi poteva capitare, ma neanche la peggiore!… Di conseguenza vi dico quali sono secondo me i pregi e i difetti.
Cominciamo dai difetti:
- Il ricovero. Perché non avevo idea di cosa stesse succedendo.
- L’essere visto in modo diverso.
- Ogni 2-3 giorni il cambio Set, perché é fastidioso.
Il dover sentire sempre le solite domande del tipo:
“Cosa porti sul braccio?”
“Perché hai un marsupio in vita?”
“Tu non puoi mangiare i dolci?” …Io i dolci li mangio eccome!!!
Passiamo ai pregi:
- I Dottori, sono simpatici bravi e disponibili.
- La tecnologia, Microinfusore e Sensore mi aiutano nel gestire la malattia.
Il campo Agd, mi ha fatto conoscere nuovi amici che condividono con le stesse cose, mi sono divertito un sacco, mi ha anche insegnato ad avere una maggiore conoscenza di me stesso e della malattia.
In ultimo vi racconto di Lino, un simpatico peluche che mi è stato donato da Agd mentre ero ricoverato, mi ha aiutato ad imparare dove potevi usare la Penna per farmi l’Insulina, e mi è stato di consolazione nei momenti tristi.”
Francesco, 11 anni.
Allenatori di Francesco:
“Allenare chi ha una disfunzione come quella che ha Francesco non mi dà nessun problema, ho già avuto in passato un altro ragazzo che era Diabetico e ho visto che lo sport è un’arma che aiuta tantissimo chi ha questo problema. Chi vive con questa compagnia deve adattarsi ai ritmi di allenamento tenendo sotto osservazione i valori Glicemici che sono monitorati spesso dai genitori che osservano l’allenamento e che intervengono se necessario, ma niente di particolare, diventano normali operazioni che non disturbano né la seduta d’allenamento né il ragazzo che ha bisogno dell’apporto Glicemico, diventano normali operazioni di routine…
Che dire; Francesco è un esempio. Perché oltre a crescere come portiere in Audax, ci mostra che si può fare sport come chi non ha questo problema e noi che alleniamo, possiamo confermalo perché oltre a parare bene, è anche un ragazzo che unisce lo spogliatoio con la sua ironia e la sua voglia di vincere.”
Francesco in Serie A.
I tuoi mister ti fanno l’augurio più bello!
Nel corso della serata poi; non abbiamo solo sentito le parole di Francesco e dei suoi allenatori. Ma abbiamo sentito anche chi ormai con il Diabete ci vive “Da una vita”.
Alessandro e Annalisa.
Alessandro:
“Buonasera a tutti sono Alessandro compirò 28 anni il mese prossimo e convivo con il Diabete da ben 24 anni, una convivenza dura, difficile, da non dimenticare mai.
Quando avevo sei anni, i miei genitori mi mandarono per la prima volta a un campo per bambini diabetici. All’epoca non sapevo bene cosa aspettarmi, ma ricordo con chiarezza una sensazione particolare: per la prima volta, nessuno mi chiedeva cosa stessi facendo quando mi misuravo la glicemia.
Fino a quel momento, ogni gesto legato alla mia malattia attirava sempre domande, sguardi curiosi o, peggio sguardi preoccupati. Ma lì, in quel piccolo mondo fatto di altri bambini come me, misurarsi la Glicemia era la cosa più normale del mondo. Nessuno si stupiva, nessuno mi faceva sentire: “diverso”. Ed è stato lì che ho capito quanto fosse importante non sentirsi soli.
Ho dovuto imparare presto a conoscere il mio corpo, a gestire le mie Glicemie, a prendere decisioni che per un bambino possono sembrare enormi. Ma ho anche capito che il Diabete non mi definisce. E’ una parte di me, certo. ma non è l’unica. E questa non è solo la mia storia, ma quella di tanti ragazzi che, fin da piccoli, si trovano a convivere con qualcosa che lì costringe a essere più consapevoli, più responsabili, prima del tempo.
Ci sono stati momenti difficili, momenti in cui avrei voluto semplicemente ignorarlo, far finta che non ci fosse. Momenti in cui mi sono sentito diverso, in cui ho dovuto spiegare agli altri qualcosa che a volte nemmeno io riuscivo ancora a capire fino in fondo. Ma ci sono anche stati moneti di crescita incredibile. Momenti in cui ho capito che non ero solo, che c’era una comunità pronta a sostenersi, fatta di persone che condividevano il mio stesso percorso, le mie stesse sfide.
Lo scorso settembre ho avuto l’opportunità di tornare in un campo per bambini Diabetici, ma questa volta dall’altra parte: come volontario. E’ stata un’esperienza incredibile, perché in un certo senso si è ribaltato tutto. Da bambino che cercava risposte sono diventato un punto di riferimento per altri bambini che stavano vivendo quello che ho vissuto io. Vedevo nei loro occhi le stesse domande che mi facevo alla loro età, le stesse paure, ma la stessa voglia di normalità.
Ma, alla fine, ho capito che non ero lì solo per insegnare: stavo ancora imparando. Perché non si smette mai di crescere, di scoprire cose nuove e, soprattutto di aiutare gli altri. Guardare quei bambini affrontare le loro sfide quotidiane mi ha fatto riflettere su quanto il Diabete non sia solo una questione di numeri e calcoli, ma anche di emozioni, di accettazione, di sostegno reciproco.
Oggi so che la cosa più preziosa che mi ha dato questa esperienza è la consapevolezza. La consapevolezza di me stesso, della mia forza e dell’importanza di condividere il mio percorso. Perché, così quel bambino di sei anni ha trovato conforto in un gruppo di persone che lo capivano, spero che la mia storia possa essere, anche solo per qualcuno, un piccolo promemoria che con il Diabete non si è mai davvero soli.”
Alessandro, 27 anni. Testimonianza letta dalla mamma Elisabetta.
Annalisa
“Crescere con il Diabete di Tipo 1 non è stato semplice. Ti costringe a maturare prima degli altri bambini e ragazzi, ad assumerti più responsabilità, a gestire i pasti con consapevolezza e a scegliere se accettare o meno una fetta di torta di un compleanno o una merenda offerta.
Devi imparare ad ascoltare il tuo corpo, riconoscere i segnali di un’Ipoglicemia o di un’Iperglicemia e agire di conseguenza.
Seguire una terapia ti rende più diligente e attento, un aspetto che, crescendo, si rivela un vantaggio nell’affrontare l’età adulta.
Col tempo, il peso che dà un bambino o adolescente senti sulle spalle inizia ad alleggerirsi.
“Perché succede?”
Non saprei spiegarlo con certezza, ma impari a convivere con la malattia senza più sentirti in colpa o difetto rispetto ai tuoi coetanei.
In questo percorso di crescita, i campi organizzati dall’A.G.D. Pavia hanno avuto un ruolo fondamentale.
Stare per qualche giorni lontano dai genitori, sempre apprensivi e preoccupati è una liberazione, sia per loro, che possono rilassarsi, sia per noi ragazzi, che per un po’ ci scrolliamo di dosso le solite domande:
“Hai fatto la puntura?”
“Com’è la Glicemia?”
“Hai preso l’Insulina?”
“Hai con te gli aghi?”
“E il pungi dito?”
Durante i campi si ha l’opportunità di confrontarsi con coetanei che vivono le stessa esperienza, condividendo momenti di leggerezza e spensieratezza. Per qualche giorno, sappiamo di essere circondati da persone che capiscono e che possono aiutarci, che siano amici o medici.
E questo fa una grande differenza.”
Annalisa, testimonianza letta dalla mamma Roberta.
Grazie di cuore ancora una volta sia chi ha organizzato questa serata ma anche a chi ha donato il suo tempo; per noi sempre prezioso.
E al gruppo “Trio” già citato ad inizio articolo; che ci ha permesso di fare un viaggio stupendo.
Alla prossima…!
